
Starlink in tempi di crisi: vulnerabilità e punti unici di guasto
Starlink in tempi di crisi: vulnerabilità e punti unici di guasto
Le recenti interruzioni e limitazioni di banda riaprono il dibattito sulla vulnerabilità delle infrastrutture digitali continentali
La recente instabilità delle connessioni Starlink in Ucraina mette in luce come un’infrastruttura di importanza strategica mondiale sia subordinata alle scelte di una società privata e del suo titolare. Secondo Mirko Benetti, presidente della Port Authority di Pisa, l’autonomia nelle comunicazioni satellitari rappresenta per l’Europa una priorità ineludibile legata alla sicurezza.
La vulnerabilità tecnologica e le implicazioni strategiche di Starlink in Ucraina
A metà ottobre, lungo la linea del fronte ucraino, gli apparati satellitari destinati al collegamento di droni, reparti operativi e centri di comando hanno subito un marcato rallentamento. Non si è trattato di un’aggressione russa o di un sabotaggio, bensì di una limitazione di banda stabilita a migliaia di chilometri di distanza. Il 16 ottobre, durante il Consiglio europeo a Bruxelles, il presidente Zelensky ha descritto l’accaduto come una sorpresa «molto pericolosa e spiacevole». Pochi momenti prima, l’Alta rappresentante Kaja Kallas aveva preso atto di una realtà nota a molti: nel breve periodo l’Europa non possiede i mezzi per rimpiazzare Starlink.
Si tratta di un passaggio fondamentale che cancella un falso presupposto, ovvero che la connettività via satellite sia un servizio neutrale e sempre accessibile. Al contrario, costituisce un’infrastruttura critica diretta da un consiglio di amministrazione e, in ultima analisi, da una singola persona. Nel febbraio 2022, con le reti di terra ucraine colpite dai missili russi, i primi terminali Starlink giunsero a Kyiv in tempi brevissimi, fornendo un supporto fondamentale per la resistenza. Tuttavia, una misura d’emergenza si è trasformata nella struttura portante di un paese in guerra: oggi le forze armate ucraine impiegano decine di migliaia di apparati, e la versione militare denominata Starshield sostiene le comunicazioni di battaglia, i raid a medio raggio e i droni intercettori, mentre ospedali, scuole e amministrazioni locali delle aree di frontiera fanno affidamento sulla medesima rete.
Gli eventi pregressi che avrebbero dovuto destare allarme sono molteplici. Nel 2022 Musk negò l’estensione del segnale sulla Crimea durante la preparazione di un attacco ucraino con droni navali contro la flotta russa a Sebastopoli. Stando a quanto riportato da Reuters, nello stesso anno ordinò restrizioni di copertura in determinate zone durante la controffensiva. In autunno SpaceX informò il Pentagono di non voler sostenere in autonomia i costi operativi, e circa 1.300 terminali militari si disattivarono per ragioni di pagamento. Nel marzo 2025 lo stesso Musk affermò pubblicamente che uno spegnimento di Starlink avrebbe causato il crollo dell’intero fronte ucraino, inducendo la Polonia, che copre parte dei costi dei dispositivi, a ricordargli chi finanzia il servizio.
I disservizi tecnici della rete e i rischi per le infrastrutture europee
L’episodio di ottobre lascia aperta la polemica su chi abbia effettivamente disposto i blocchi. Fonti citate da Reuters indicano la Casa Bianca, il presidente Trump smentisce e Musk attribuisce le responsabilità al governo americano. Per gli esperti di sicurezza, la vera questione non riguarda l’autore della decisione, ma il fatto stesso che esista un interruttore al di fuori del controllo di chi combatte e di chi lo sostiene. Oltre ai rischi politici, vi è una forte fragilità tecnica: il 24 luglio 2025 un’anomalia nei sistemi software della rete centrale ha causato un blackout globale di Starlink per circa due ore e mezza. Il comandante delle forze droni ucraine evidenziò l’arresto delle operazioni lungo il fronte, costringendo al rinvio di alcune missioni. Nel settembre 2025 si è verificata un’ulteriore interruzione globale. In entrambe le circostanze si è manifestato un single point of failure in un sistema da cui dipendono milioni di utenti in circa 140 paesi, senza alcun intervento nemico.
Il caso ucraino è un modello d’analisi che riguarda da vicino l’Europa, dove le infrastrutture critiche — dai porti alle reti energetiche, dai trasporti alla protezione civile fino alle forze armate — dipendono in misura crescente dalle connessioni spaziali. Chi lavora nella logistica e nella sicurezza portuale riscontra quotidianamente come navigazione, tracciamento delle merci e comunicazioni di soccorso in mare facciano perno sullo spazio. Delegare queste funzioni a un fornitore esterno significa accettare che la resilienza europea rimanga condizionata da priorità altrui nei momenti di crisi.
I cinque indirizzi di Mirko Benetti per la sovranità satellitare dell’Europa
Alcuni passi avanti sono stati compiuti: ad agosto la Commissione europea e il consorzio SpaceRISE (composto da Eutelsat, SES e Hispasat) hanno siglato l’accordo attuativo per IRIS², la costellazione sovrana dell’Unione. Il progetto prevede 348 satelliti tra orbita bassa e media, di cui 66 dedicati a difesa, sicurezza ed emergenze, con i primi lanci previsti per il 2029. Il programma GOVSATCOM, che condivide le risorse satellitari governative degli Stati membri, è operativo da quest’anno e Bruxelles sta trattando l’adesione dell’Ucraina. Inoltre, Eutelsat/OneWeb garantisce già una copertura europea in orbita bassa. Tuttavia, il 2029 rimane distante e le proporzioni restano sbilanciate rispetto ai numeri di Starlink.
Secondo la visione di Mirko Benetti, l’Europa deve agire su cinque direttrices strategiche:
- Considerare IRIS² un vero e proprio programma di difesa e non una semplice iniziativa industriale, assicurando finanziamenti certi e scadenze definite.
- Realizzare immediatamente una capacità ponte rafforzando Eutelsat/OneWeb e GOVSATCOM per l’Ucraina e gli Stati membri, mettendo a disposizione terminali e contratti di servizio pronti all’uso.
- Garantire l’accesso autonomo allo spazio, poiché senza lanciatori europei affidabili e numericamente adeguati ogni costellazione sovrana resta dipendente dai gestori delle rampe di lancio.
- Adottare la ridondanza come principio fondamentale, evitando che funzioni critiche facciano capo a un unico fornitore o a un’unica orbita e imponendo architetture multi-orbita e multi-operatore negli appalti di difesa e infrastrutture.
- Fissare norme chiare per gli operatori privati di servizi strategici, prevedendo obblighi di continuità, preavviso e trasparenza nelle catene decisionali, sul modello di quanto avviene nei settori dell’energia e delle telecomunicazioni terrestri.
L’insegnamento del conflitto ucraino è chiaro e immediato: nel contesto bellico moderno, il controllo delle comunicazioni equivale al controllo di una parte della guerra. La sicurezza non può essere data in gestione all’esterno. Come concluso nell’analisi: «Un continente che vuole contare deve poter parlare con i propri soldati, i propri porti e le proprie città senza chiedere il permesso a nessuno. Lo spazio è già il nuovo terreno della sicurezza globale. L’Europa può scegliere se presidiarlo o prenderlo in affitto».




