
Roberto Cirillo, la moda tra innovazione e identità
Un percorso che unisce creatività, sostenibilità, tecnologia e visione internazionale, con uno sguardo attento ai cambiamenti della società e del fashion system contemporaneo
Roberto Cirillo è un giovane ventenne che guarda al mondo della moda con uno sguardo lucido, contemporaneo e profondamente consapevole. Determinato, creativo e curioso, vive la moda non soltanto come estetica, ma come linguaggio culturale, strumento di comunicazione e forma di identità. In questa intervista racconta la sua visione del settore, tra sostenibilità, innovazione, intelligenza artificiale e il desiderio di costruire un percorso professionale autentico e dinamico.
Perché hai scelto di lavorare nel settore della moda?
«Per me la moda è un linguaggio universale: permette di esprimere identità, cultura e personalità senza bisogno di parole. Ho scelto questo settore perché racchiude creatività, business, comunicazione e innovazione nello stesso mondo. Mi affascina il fatto che la moda non sia soltanto un prodotto da indossare, ma un fenomeno sociale capace di raccontare i cambiamenti delle persone e della società nel tempo».
Se potessi salvare un brand storico della moda, quale sceglieresti e perché?
«Sceglierei Gucci, perché rappresenta un patrimonio storico e culturale che va oltre il semplice concetto di brand. Nel corso degli anni è riuscito a reinventarsi continuamente mantenendo però una forte identità riconoscibile. Ha influenzato non solo la moda, ma anche arte, musica e cultura contemporanea. Salvare un marchio del genere significherebbe preservare una parte importante della storia del Made in Italy».
Come ti tieni aggiornato sulle nuove tendenze del fashion system?
«Cerco di avere una visione ampia e non limitarmi solo alle passerelle. Seguo riviste e piattaforme specializzate come Vogue Business, Business of Fashion e WWD, ma osservo molto anche i social come Instagram, Pinterest e TikTok, soprattutto per capire come si muovono le nuove generazioni. Credo che le tendenze nascano prima nella società, nella cultura e nei cambiamenti quotidiani, e solo dopo arrivino davvero nella moda».
Secondo te cosa rende efficace una collaborazione tra brand?
«Una collaborazione funziona quando esiste coerenza autentica tra valori, immagine e identità dei brand coinvolti. Non deve sembrare una semplice operazione commerciale. Mi affascinano soprattutto le collaborazioni che riescono a creare qualcosa di nuovo senza perdere personalità. Mi piacerebbe vedere progetti tra marchi di lusso e aziende tecnologiche orientate alla sostenibilità, per unire innovazione, design e responsabilità ambientale».
Quali qualità personali pensi di poter portare in un’azienda fashion?
«Credo di poter portare curiosità, capacità di adattamento e grande attenzione ai dettagli. Mi piace osservare, imparare velocemente e trovare soluzioni concrete ai problemi. Inoltre penso di avere una buona capacità di ascolto e di lavorare in squadra, qualità fondamentali in un settore che richiede collaborazione continua tra figure creative, tecniche e manageriali».
Quanto conta oggi la sostenibilità nella moda?
«Credo che il punto non sia semplicemente produrre meno, ma produrre meglio e in modo più intelligente. Un brand oggi può investire in materiali sostenibili, migliorare la qualità dei prodotti, ridurre gli sprechi e rendere la produzione più vicina alla domanda reale. La sostenibilità non dovrebbe essere vista come un costo, ma come un investimento sulla credibilità e sul valore del brand nel lungo periodo».
Qual è la tua opinione sull’intelligenza artificiale applicata alla moda?
«La considero soprattutto un’opportunità. L’intelligenza artificiale può aiutare ad analizzare dati, prevedere tendenze, ottimizzare i processi produttivi e personalizzare l’esperienza del cliente. Non penso però che possa sostituire la creatività umana, perché emozione, sensibilità e visione personale restano elementi fondamentali. La vedo come uno strumento di supporto, non come un sostituto».
Come reagiresti se un prodotto lanciato dal brand avesse un problema importante?
«Agirei rapidamente mettendo al primo posto il cliente e la reputazione del brand. Segnalerei immediatamente il problema ai responsabili, bloccherei la distribuzione dei prodotti difettosi e collaborerei per individuarne l’origine. Allo stesso tempo punterei molto su una comunicazione chiara e trasparente, cercando di offrire soluzioni concrete come sostituzioni o rimborsi. Credo che la fiducia si costruisca soprattutto nei momenti difficili».
Come descriveresti il tuo stile personale?
«Descriverei il mio stile come essenziale, dinamico e curato. Mi piace l’eleganza contemporanea, capace di adattarsi a contesti diversi senza perdere identità. Credo molto nella versatilità e nell’equilibrio tra semplicità e attenzione ai dettagli».
Con una mentalità moderna, uno sguardo attento all’evoluzione del settore e una forte passione per la moda come forma di comunicazione, Roberto Cirillo rappresenta una generazione giovane ma già consapevole, pronta a costruire il proprio spazio tra creatività, innovazione e visione internazionale.





