71° David di Donatello: il cinema italiano si racconta

71° David di Donatello: il cinema italiano si racconta

71° David di Donatello: il cinema italiano si racconta

Dagli attori protagonisti ai riconoscimenti speciali: la notte dei David di Donatello 2026 ha regalato momenti di cinema puro e grande emozione

David di Donatello 2026 - Miglior Film ph G

David di Donatello 2026 – Miglior Film ph G

La 71ª edizione dei David di Donatello ha scritto una pagina importante per il cinema italiano, regalando al pubblico una cerimonia ricca di emozioni, riconoscimenti e riflessioni sul presente di un’industria che non smette di interrogarsi. A dominare la scena è stato “Le città di pianura” di Francesco Sossai, che ha conquistato il premio per il Miglior film e si è rivelato il titolo più premiato della serata, trasformandosi nel vero fenomeno artistico dell’annata.

“Le città di pianura” domina la serata

Ambientato nel Veneto rurale, il film segue il viaggio esistenziale e ironico di due amici interpretati da Sergio Romano e Pierpaolo Capovilla, in un racconto capace di mescolare leggerezza e profondità con rara coerenza. Sossai ha ottenuto il David per la Miglior regia, mentre la Miglior sceneggiatura originale — firmata insieme ad Adriano Candiago — ha completato un tris di premi principali che certifica la centralità dell’opera nel panorama cinematografico recente. Sergio Romano, nel ruolo di Carlobianchi, ha aggiunto a questo palmares il riconoscimento come Miglior attore protagonista, mentre il cast corale che comprende Filippo Scotti, Roberto Citran e Andrea Pennacchi ha contribuito a dare spessore a un’opera destinata a restare nel dibattito critico.

I premi alle interpreti e ai non protagonisti

Sul versante femminile, è Aurora Quattrocchi a ricevere il David per la Miglior attrice protagonista grazie a “Gioia mia”, dove interpreta Gela con una misura espressiva che ha convinto la giuria: una figura familiare complessa e vibrante, restituita con autentica profondità emotiva. Tra i non protagonisti, Matilda De Angelis si è aggiudicata il riconoscimento per “Fuori”, confermando una maturità attoriale ormai apprezzata anche oltre i confini nazionali, mentre Lino Musella ha vinto per “Nonostante”, costruendo la sua interpretazione su sottrazione e intensità che hanno colpito nel segno. Sul piano dei premi tecnici e musicali, “Primavera” di Damiano Michieletto ha raccolto diversi riconoscimenti, con il contributo di Fabio Massimo Capogrosso per la colonna sonora e una cura particolare dedicata a suono, costumi e acconciature. “La città proibita” di Gabriele Mainetti ha invece brillato sul piano visivo, portando a casa i premi per scenografia, fotografia ed effetti visivi, a conferma di una vocazione spettacolare sempre più orientata a un pubblico internazionale.

I riconoscimenti speciali e lo sguardo sul presente

Il Miglior film internazionale è stato assegnato a “Una battaglia dopo l’altra” di Paul Thomas Anderson, adattamento del romanzo Vineland di Thomas Pynchon, con Leonardo DiCaprio e Sean Penn nel cast, a testimoniare come lo sguardo dei David guardi sempre più al cinema globale. Tra i momenti più toccanti della cerimonia, il David al Miglior documentario è andato a “Roberto Rossellini – Più di una vita”, opera che riporta l’attenzione sul periodo indiano del grande regista italiano, mentre il David giovani ha premiato “Le assaggiatrici” di Silvio Soldini per la sua capacità di dialogare con le nuove generazioni. Il David dello spettatore è andato a “Buen Camino”, fenomeno di pubblico che ha consolidato il proprio successo nelle sale. La serata ha reso omaggio a figure straordinarie del cinema: Gianni Amelio ha ricevuto il David alla carriera tra una lunga standing ovation, Ornella Muti è stata celebrata con un David speciale che ha ripercorso una carriera tra autorialità e popolarità, e Vittorio Storaro è stato premiato con il riconoscimento Cinecittà 71. Spazio anche a Bruno Bozzetto, omaggiato per la sua carriera nell’animazione, e a Margherita Spampinato, premiata come Miglior esordio alla regia per “Gioia mia”. La cerimonia non ha mancato di dare voce alle tensioni interne al settore audiovisivo, tra precarietà e condizioni di lavoro: un’industria che celebra i propri talenti senza nascondere le proprie contraddizioni, capace di raccontare il presente con onestà e senza retorica.

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