A testa alta scuote il prime time con una storia necessaria

A testa alta scuote il prime time con una storia necessaria

Sabrina Ferilli guida un racconto televisivo radicato nel presente

Canale 5 sceglie di aprire la serata con A testa alta, fiction che riporta Sabrina Ferilli al centro della scena con un ruolo intenso e attuale. La serie affronta senza timidezze uno dei temi più urgenti del nostro tempo: la violenza del giudizio collettivo nell’era digitale. Ferilli interpreta Virginia Terzi, preside di un liceo affacciato su un lago alle porte di Roma, donna stimata, innovativa e convinta che la scuola possa ancora educare alla responsabilità.

Una vicenda che intreccia web, scandalo e dignità personale

Virginia promuove un progetto contro la dipendenza da internet proprio mentre un video intimo, sottratto alla sua sfera privata, invade la rete. Il paese si divide, i social si trasformano in un’arena spietata e la reputazione diventa bersaglio pubblico. A testa alta racconta la frattura tra verità e percezione, mostrando il prezzo umano che il web impone a chi finisce sotto i riflettori senza protezione.

Il rapporto madre e figlio come cuore emotivo della serie

Accanto alla preside emerge il figlio Rocco, interpretato da Francesco Petit, adolescente sensibile che affronta l’eco dello scandalo tra i banchi di scuola. Mentre vive il suo primo amore, Rocco scopre quanto il giudizio degli altri lasci segni profondi. La fiction costruisce qui una tensione emotiva autentica, capace di raccontare il dolore, ma anche la crescita, di chi resta coinvolto senza colpa.

Un cast corale tra coscienza civile e zone d’ombra

Il racconto si arricchisce grazie a personaggi credibili e sfaccettati. Raniero Monaco di Lapio interpreta Marco Colaianni, professore di educazione fisica che sceglie di esporsi quando il silenzio diventa complicità. Maria Chiara Augenti veste i panni della vicepreside Giulia, mentre Gioia Spaziani dà intensità a Cecilia, sorella di Virginia e ispettrice di polizia legata alla protagonista da un rapporto complesso e profondo. Sul fronte delle ambiguità emergono il marito Luigi, interpretato da Fabrizio Ferracane, avvocato affascinante e opaco, e il costruttore Bodoni, cui presta volto Ninni Bruschetta, simbolo di un potere locale pronto a osservare senza intervenire.

Una regia tesa e una scrittura che non cerca scorciatoie

La regia di Giacomo Martelli accompagna la storia con equilibrio e tensione, alternando i paesaggi lacustri ai corridoi scolastici che riflettono il clima del Paese. La sceneggiatura firmata da Mizio Curcio, Andrea Nobile, Nicoletta Senzacqua e Paolo Marchesini intreccia mistero, dinamiche familiari e critica sociale senza rinunciare all’emozione. A testa alta non offre assoluzioni facili, ma invita a guardare in faccia la realtà.

Restare in piedi come atto di resistenza

Prodotta da Banijay Studios Italy, la serie affida a Sabrina Ferilli una prova matura, fatta di fragilità e determinazione. La caduta e la risalita di Virginia Terzi diventano il simbolo di una battaglia più ampia, quella di chi sceglie di non abbassare lo sguardo. Restare in piedi, anche quando tutto sembra perduto, rappresenta una forma concreta di resistenza civile.

A cura di Gabriele Marchioro

Leggi anche: Chiara Ferragni e il capodanno lontano da tutto

CATEGORIE
TAGS
Condividi