
Laura Bono torna in musica con la nuova ballad Peccato
Laura Bono torna in musica con la nuova ballad Peccato
L’artista milanese firma un brano toccante che esplora le fragilità e i ricordi legati alla conclusione di un amore
A distanza di circa un mese dalla pubblicazione di “Luna Park”, il singolo che ne aveva contrassegnato l’atteso ritorno in veste solista con vibrazioni tipicamente rock legate all’idea di concedersi un ultimo giro di giostra prima del capolinea, Laura Bono sorprende ancora una volta pubblico e critica cambiando rotta. Con la nuova uscita per l’etichetta Orangle Records, intitolata “Peccato”, la cantautrice sceglie la via di una ballad intima e riflessiva. La corsa si è ormai conclusa e la consapevolezza subentra all’adrenalina: l’amore è esistito e forse pulsa ancora da qualche parte, ma non basta più a tenere unite due strade separate («Se a noi fosse bastato l’amore»).
L’evoluzione della parola tra assenza di colpe e memoria dei dettagli
Il punto di partenza del brano risiede in un’originale intuizione semantica. Il termine “peccato”, storicamente legato alla radice latina peccatum e al perimetro della trasgressione e del debito da scontare, scivola qui verso il suo uso più quotidiano e malinconico, diventando il sospiro che commenta un’occasione svanita o una promessa disattesa dalla vita. Nella narrazione della cantautrice lombarda non compaiono tradimenti plateali, accuse reciproche o colpevoli da inchiodare alla croce. Rimane invece il limpido dispiacere per una storia che avrebbe meritato un epilogo diverso, come sottolineato nei versi: «È il riassunto di noi, di una storia d’amore, io non trovo parola migliore che peccato». Senza tribunali né sentenze, il pezzo offre la fotografia di ciò che due persone non sono state in grado di costruire insieme.
La fine di una relazione si consuma nei piccoli frammenti del quotidiano. Nel testo, i due amanti si ritrovano dapprima «coi pugni chiusi in tasca, schiena contro schiena», per poi scoprirsi vicini nello spazio ma distanti nell’anima («a un passo distante da noi, un’eternità»). Riemergono così tracce tangibili del passato, come un’auto qualunque che diventa un simbolo: «Ora che non mi disturba più una Panda parcheggiata, tu l’hai ricomprata». Nonostante il dolore di dover «raccoglierci ogni pezzo da terra», il brano non scade mai nel rancore, toccando vette di autentica tenerezza: «Se mai sopravvivessi alla guerra, io ti risceglierei». A sintetizzare l’anima della traccia è la stessa Laura Bono: «“Peccato” è quella parola che dici quando forse non c’è più niente da aggiungere. Quando un amore è finito, ma continua a vivere nei dettagli, nei luoghi, nei cose lasciate a metà. È il sapore dolceamaro di ciò che poteva essere e non è stato, raccontato senza rabbia, con la consapevolezza che certe persone se ne vanno, ma qualcosa di loro resta sempre con noi. E allora… peccato.»
Un’interpretazione vocale tra misura e maturità autoriale
Dopo oltre vent’anni di percorso artistico vissuto con una matrice schietta, ruvida e fieramente controcorrente, Laura Bono mette in luce una nuova sfumatura del proprio talento vocale. L’esuberanza e la potenza d’impatto che l’hanno resa celebre lasciano il passo a una prova di grande controllo e sottrazione. In “Peccato”, la cantautrice dosa l’intensità e gioca sui respiri e su passaggi trattenuti, dimostrando che la forza interpretativa risiede nella delicatezza prima di aprirsi nelle sezioni più corali ed emotive. Questo nuovo tassello, che si affianca specularmente a “Luna Park” esplorando la fase conclusiva della medesima parabola emotiva, ribadisce la maturità autoriale di un’artista capace di guardare in faccia le ferite, custodire il buono del passato e racchiudere l’addio in una sola, universale parola.




