Ridefinire la coesistenza tra diamanti naturali e creati in laboratorio: leadership, pragmatismo e pareri divergenti sulla certificazione dei diamanti

Diamanti naturali e creati in laboratorio verso una nuova coesistenza: leadership, mercato e divergenze tra IGI, GIA e HRD sulla certificazione.

Foto
Foto

Di Ahmed Bin Sulayem

L’industria globale del diamante ha da tempo una spiccata predilezione per il tracciamento di confini netti e apparentemente impenetrabili. Per anni, la narrazione che contrapponeva i diamanti naturali alle alternative create in laboratorio è stata definita dai commentatori come una guerra decisionale ed esistenziale a somma zero. Nonostante ciò, uno sguardo approfondito al vertice della governance globale del diamante rivela che queste trincee ideologiche stanno rapidamente cedendo il passo ad un approccio più realistico dal punto di vista commerciale. Il mercato moderno non premia più un’opposizione dogmatica, ma richiede invece un’illuminata strategia a doppio binario che bilanci la tutela del commercio tradizionale con le realtà attuali del mercato.

Questo cambio di paradigma trova la sua perfetta espressione ai massimi livelli delle strutture istituzionali globali. Nel maggio 2026, il World Diamond Council (WDC) ha inaugurato la sua nuova leadership, nominando Ronnie VanderLinden, Presidente, e Anoop Mehta, Vicepresidente. Entrambi rappresentano, senza alcun dubbio, autentici pilastri nell’industria dei diamanti naturali. Tuttavia, ciò che rende questa coppia di leader profondamente indicativa della nostra epoca è che nessuno dei due veda il settore dei diamanti creati in laboratorio (LGD) con ostilità. Al contrario, i rispettivi portafogli commerciali e istituzionali dimostrano un approccio fortemente pragmatico verso questa categoria, provando che la difesa del diamante naturale può serenamente coesistere con una presenza attiva nel segmento del diamante sintetico.

Prendiamo VanderLinden, un veterano entrato a far parte del settore nel 1977 come addetto al taglio dei diamanti, e che attualmente ricopre simultaneamente la carica di Presidente di Diamex, produttore newyorkese di diamanti naturali, e di Pintura Lab Grown Diamonds. Non si tratta di una partecipazione istituzionale passiva, ma di un interesse commerciale diretto. La posizione di VanderLinden rappresenta un indispensabile pragmatismo di mercato. Ha pubblicamente definito le pietre create in laboratorio non come una minaccia esistenziale per i diamanti naturali, ma come una porta d’ingresso che può infine ampliare l’intero settore della gioielleria, osservando notoriamente che se il percorso di un consumatore inizia con pietre sintetiche e si traduce poi nell’acquisto di un diamante naturale, si tratta di una vittoria per tutti. Questo non significa che egli approvi il marketing ingannevole o affermazioni ambientali controverse: sotto la sua guida, gli organismi del settore hanno giustamente contestato le narrazioni fuorvianti sull’impronta di carbonio. Ciononostante, egli riconosce fermamente la legittima presenza del prodotto sul mercato.

Il suo omologo al WDC, Anoop Mehta, vanta oltre mezzo secolo di esperienza come Presidente della Bharat Diamond Bourse e Amministratore Delegato di Mohit Diamonds. Sebbene Mohit Diamonds non commerci direttamente in pietre create in laboratorio, Mehta è stato del tutto trasparente sul fatto che la sua azienda fornisca servizi ai clienti che desiderano produrre diamanti sintetici grezzi, osservando che questa categoria ha ormai superato il suo storico stigma. Egli paragona acutamente la suddetta dinamica alla coesistenza tra gli smartwatch e l’orologeria meccanica tradizionale. Ancora più significativo è il fatto che, nel giugno 2025, Mehta sia stato nominato Presidente e Direttore Indipendente dell’IGI (International Gemological Institute), il principale ente mondiale di classificazione dei diamanti creati in laboratorio.

Questo ci porta al cuore della frattura strutturale che le nostre piazze d’affari globali si trovano ad affrontare oggi: la questione della certificazione dei diamanti. Sotto la supervisione di Mehta, l’IGI — colosso globale quotato in borsa, supportato da Blackstone, con radici belghe, e i cui risultati del primo trimestre dell’esercizio 2026 hanno mostrato che le pietre sciolte create in laboratorio rappresentavano il 54% delle sue operazioni — ha preso una posizione operativa definitiva. Mentre i critici cercano di sminuire la classificazione dei prodotti sintetici, l’IGI ha difeso con fermezza la propria politica di applicare ai diamanti creati in laboratorio la scala completa e tradizionale delle 4C (Taglio, Colore, Purezza e Carato / Cut, Colour, Clarity, Carat), affermando che la fiducia dei consumatori si basa interamente sulla trasparenza assoluta e sulla dichiarazione d’origine.

Questa posizione segna una netta e affascinante divergenza tra le principali istituzioni gemmologiche. Mentre l’IGI mantiene la rigida struttura di rendicontazione basata sulle 4C, il GIA (Gemological Institute of America) ha deciso di abbandonare la terminologia tradizionale per i diamanti creati in laboratorio, inserendo le pietre conformi in categorie più ampie, definite “Premium” e “Standard”. Contestualmente, HRD Antwerp ha adottato una posizione ancora più decisa, interrompendo del tutto il rilascio dei certificati per i diamanti sintetici sciolti, nel tentativo di tracciare un confine netto tra il mondo delle pietre naturali e quelle di laboratorio.

Ciò che questa divergenza istituzionale e la struttura di leadership del WDC rivelano è che il vero dibattito non riguarda più la legittimità di esistere dei diamanti creati in laboratorio, bensì il modo in cui essi vengono regolamentati, dichiarati e integrati nel mercato. La doppia partecipazione non è un segno di conflitto, ma la naturale conseguenza di un mercato in evoluzione e articolato su più livelli.

Nel tracciare la rotta per il prossimo decennio riguardo il commercio delle materie prime, l’industria globale deve seguire l’esempio dei suoi leader più esperti, abbandonando la retorica del rifiuto, adottando la trasparenza assoluta nella classificazione e riconoscendo che un mercato maturo può facilmente sostenere più espressioni dello stesso cristallo di base, in grado di soddisfare le diverse esigenze dei consumatori.

CATEGORIE
Condividi

COMMENTI